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La storia

Il Villaggio nacque in seguito alla crisi economica post-bellica e ai massicci licenziamenti che ne derivarono: l'allora sindaco Corassori e la sua giunta, decisi a puntare per il rilancio economico di Modena non sulla grande impresa ma sulla dimensione del piccolo imprenditore artigiano, optarono per la realizzazione di un "quartiere artigianale attrezzato".

Nel '53 l'idea diventò realtà. Il Comune trovò, all’estrema periferia ovest della città, nel quartiere Madonnina, 15 ettari da destinare a "villaggio artigiano". Il sindaco Corassori credeva molto in questa scommessa sul futuro, al punto da organizzare assemblee con gli operai disoccupati per convincerli a correre il rischio, ad accettare il sacrificio economico e personale necessario per avviare un’azienda. Nel volgere di sei anni in quel terreno incolto tra la ferrovia e la via Emilia trovarono posto e cominciarono a produrre 74 nuove aziende; i titolari, i nuovi imprenditori, erano soprattutto quegli operai licenziati dalla grande impresa, persone portatrici di una specifica professionalità e con una grande voglia di riscatto.

Il Villaggio artigiano della Madonnina fu dunque un'invenzione, non solo urbanistica: il sindaco Corassori e l’assessore Pucci decisero infatti di avventurarsi nel mercato delle aree, comportandosi praticamente come un soggetto privato, sfruttando l'unica arma che avevano a disposizione: il diritto riservato al Comune di dichiarare fabbricabile un'area. L'Amministrazione di Modena iniziò ad acquistare aree (pagando con mutui concessi dalla sua banca tesoriera) da privati disposti volontariamente a cederle a prezzo agricolo, e invogliati con un buon incentivo: la possibilità di conservare per se stessi un lotto, di urbanizzarlo e rivenderlo quindi a prezzo molto alto. Il Comune, dal canto suo, urbanizzò l'area acquistata rivendendola agli imprenditori a un prezzo che lo ripagò dell'investimento, ma che tuttavia rimaneva molto al di sotto dei costi di mercato delle aree fabbricabili. Il modello funzionò: era semplice, ingegnoso, conveniente per tutti. Le imprese ricevevano uno sconto sul prezzo del terreno che equivaleva a un autentico finanziamento d'avvio; e inoltre poterono accendere mutui bancari offrendo il nuovo terreno a titolo di garanzia. La speculazione immobiliare venne così aggirata e nel giro di sei anni tutti i 74 lotti del nuovo Villaggio vennero occupati produttivamente.

Il Comune, in questa fase pionieristica, non sceglieva fra azienda e azienda e non poteva interferire sullo sviluppo urbanistico, lasciando quindi il disegno dell'area alla “geografia della rendita”. Questo consentì alle aziende di dotarsi di una sede a propria misura. In più, l'unione fisica delle medie, piccole e piccolissime imprese fece davvero la loro forza: i nuovi quartieri artigianali iniziarono a funzionare come sistemi produttivi, materiali e semilavorati viaggiavano, relazioni produttive e di servizio s'intrecciarono, si sviluppò l'associazionismo sindacale e professionale.

Dal punto di vista del tessuto urbanistico, però, questo comportò un disegno per lo più casuale e strettamente funzionale degli spazi pubblici. Il Comune inizialmente provvedeva solo alle urbanizzazioni primarie- energia elettrica, fogne e strade - e alla realizzazione di alcuni servizi, come, per esempio, le mense sociali, mentre solo in seguito fu attuata una programmazione territoriale più strutturata, ma comunque strettamente connessa ad un’idea di area urbanisticamente vocata principalmente alla produzione, senza dedicare grande attenzione agli spazi della socialità e della relazione. Questi aspetti, nella vita della comunità del villaggio, erano comunque presenti, ma si svolgevano essenzialmente all’interno degli spazi privati e secondo logiche conseguenti alle relazioni su base economico-lavorativa.

L'adesione al progetto, comunque, superò di molto le iniziali aspettative dell'Amministrazione: le due aree triangolari suddivise in 60 lotti inizialmente previste vennero immediatamente assegnate, il Villaggio venne dunque esteso fino ad una superficie di 800.000 mq, per poi raggiungere l'attuale dimensione, con circa 200 attività insediate.